Pubblicato in: Storie, Uncategorized

I Custodi – Parte 1

Come avevo promesso, ho scritto il continuo della storia: I due “rapitori”. Spero vi piaccia. Fatemi sapere cosa ne pensate e le vostre impressioni.

«Etciù!» il giovane incappucciato si svegliò in mezzo ad una foresta ai piedi di un tronco d’albero. «Rooox!» gridò «Mi sono raffreddato!». Rox si destò bruscamente «Signore, che succede?». Il ragazzo gli ripeté «Succede che mi sono raffreddato ed è tutta colpa tua. Ci hai fatto cacciare da quella locanda stanotte.». «Ma signore, non…» il padrone lo fermò «Taci. Hai notato questa strana nebbia? Sembra essersi formata all’improvviso.». L’ambiente circostante era quasi diventato invisibile all’occhio umano a causa della fitta foschia. Il ragazzo sorrise e disse «Sai? In uno dei libri che ho letto, si parla di una leggenda riguardante una foresta che è abitata da orribili mostri che, quando si accorgono di non essere soli, si nascondono nella nebbia ed attaccano quando meno te lo aspetti per cibarsi della tua carne. Però, non preoccuparti. Sono solo…etciù!…favole.». Il giovane sapeva che Rox credeva sempre a tutte queste leggende e lo divertiva vederlo impaurito. Il servo si alzò in piedi «Signore, dobbiamo muoverci e andarcene subito da questo posto maledetto. Ho una brutta sensazione.». L’incappucciato lo guardò sorridendo «Ma è solo una favola Rox. Un po’ di nebbia non ha mai fatto male a nessuno. Comunque, si è fatta ora di andare.». Il suo stomaco emise un brontolio «E poi, dobbiamo trovare qualcosa da mangiare prima di morire di fame.». Il ragazzo si guardò intorno «Ehi, Rox! Ma non avevi legato i cavalli all’albero?». «Si, signore.» il servo controllò il contorno del tronco. Notò che vi era una corda legata che si diramava in due cappi che toccavano terra e che attraversavano la nebbia. Ne prese uno tra le mani e lo seguì facendolo scorrere tra i palmi finché arrivo ad un pezzo del cappio un po’ più pesante. Lo tirò verso l’alto e vi ci avvicinò lo sguardo. «Aaaaah!» gridò all’improvviso. Purtroppo, del cavallo magrolino, era rimasta soltanto la testa. «Che cavolo gridi Rox?» il ragazzo accorse subito notando la macabra scena. Una scia di sangue si dirigeva verso la nebbia. Poi, il giovane prese l’altro cappio e tirò la corda fino ad arrivare alla testa del suo cavallo «Nooo! Che cosa ti hanno fatto Ombra?». Subito dopo, sentirono strani rumori provenire dalle profondità della nebbia: qualcosa si era destato. «Rox, li senti anche tu?» chiese disperato volgendo lo sguardo nella posizione in cui vi era prima il suo servo, ma lì non c’era più nessuno. Subito dopo, sentì quello che doveva essere un grido di Rox seguito da un sibilo. Il ragazzo fu preso completamente dal panico e si mise a correre all’impazzata in una qualsiasi direzione accecato dalla nebbia. Inciampò in una radice e cadde. Si rialzò velocemente e continuò la sua fuga finché non precipitò in una buca profonda invisibile ai suoi occhi. «Aaaah!» atterrò in piedi sentendo un dolore improvviso alla gamba sinistra e cadde a terra immerso nell’oscurità di quel luogo oscuro e silenzioso. Spostò lo sguardo verso l’apertura da cui era precipitato, ma era troppo in alto. Proprio quando stava per gridare aiuto, sentì degli strani rumori provenire dalle tenebre. Erano simili al calpestio di tanti passi che si susseguivano velocemente l’uno dopo l’altro. Il ragazzo aveva paura e cercò di rimettersi in piedi. Poi, sentì un altro rumore simile a quello generato dal tocco di due lame. «Aiutooo!» iniziò finalmente a gridare spostando lo sguardo verso il buco sopra la sua testa, ma sembrava che nessuno passasse di lì in quel momento. Quando ritornò con gli occhi nel luogo in cui si trovava, un essere abominevole si fece avanti mostrandosi alla luce che passava dall’apertura in alto. Era di un colore nero come la pece ed aveva tre zampe acuminate per lato che poggiavano a terra. Il rumore delle lame era generato dalla chiusura di due enormi chele che aveva su altre due arti anteriori che teneva piegate in alto ed in avanti. Il ragazzo guardò inorridito e fisso in direzione della bocca di forma ellittica del mostro che presentava delle zampe più piccole all’esterno che, probabilmente, servivano per afferrare il cibo. Le sue fauci  erano terrificanti ed avevano un gran numero di denti acuminati. Improvvisamente, il mostro fece un balzo diretto al suo collo. Il ragazzo cercò di proteggersi ponendo entrambe le braccia davanti al suo volto. Passò qualche secondo, ma non successe niente. Sbirciò con l’occhio destro per vedere che fine avesse fatto il mostro. Non riuscendo più a vederlo, spostò entrambe le braccia e, con sua grande sorpresa, scoprì che la creatura si trovava inchiodata al terreno con una spada. «Tutto bene laggiù?» gli gridò un uomo dalla barba rossa e dalla capigliatura castana «Ti lancio una corda. Fai presto a salire che c’è ne dovrebbero essere altri di quei cosi.». La corda passò attraverso il buco ed il ragazzo l’afferrò salendo in modo impacciato a causa della gamba dolente, ma a gran velocità perché non voleva restare lì un minuto di più per incontrare un’altra di quelle feroci creature. Una volta che il giovane fu in salvo, il tizio gli disse «Attendi qui. Recupero la spada». Scese velocemente la corda e risalì in un lampo con la spada al suo fianco sinistro. Era un uomo giovane di alta statura che indossava  dei vestiti neri coperti da sottili placche metalliche sulle spalle e sul torace. Alle mani portava un paio di guanti neri e calzava degli stivali del medesimo colore. Ritirò la corda avvolgendola e prese, poi, una boccetta da cui risplendeva una luce rossastra da una borsetta di pelle marrone attaccata al suo fianco destro. La gettò nell’apertura. Il ragazzo sentì un rumore di rottura di vetri seguito dallo sfrigolio del fuoco che bruciava. Guardò giù e notò che, in poco tempo, il luogo in cui era caduto prima era ricoperto di fiamme e che tante di quelle creature mostruose bruciavano emettendo versi immondi. «Ragazzo sei stato fortunato che mi trovavo a passare di qui. Se tu non avessi gridato, ti avrei bruciato insieme a tutte quelle orribili creature» disse il tizio dalla barba rossa. Intanto, la nebbia nella zona si era diradata. «Mi presento. Mi chiamo Oderaf e sono un custode. Al tuo servizio, ragazzo.» gli disse chinando leggermente la testa. «La ringrazio Oderaf» gli rispose il ragazzo. Per un attimo, il custode lo guardò con sospetto come se avesse colto qualcosa di strano in quella semplice risposta. «C’era anche un’altra persona con me. Non ha visto nessun altro?» gli chiese l’incappucciato. «Io purtroppo no. C’è un altro custode insieme a me. Ci siamo divisi all’entrata della foresta. Forse, lei l’ha incontrato.» gli rispose.