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Fuga di pugni

Questa storia partecipa al XV challenge Raynor’s Hall

I pugni furono stretti dalla rabbia e precedettero un’inevitabile reazione. Il ragazzo biondo si lanciò con tutta la sua furia contro un energumeno grasso e pelato che, nella sua uniforme arancione, aveva il tipico aspetto di un’arancia enorme. Tentò di colpirlo con una testata allo stomaco, ma fu scaraventato all’indietro dal grasso che lo fece andare a sbattere sul tavolo alle sue spalle. Ebbe la sensazione di essersi scontrato con una palla di gomma. Cercò di rialzarsi nonostante avesse la schiena malandata a causa dell’urto e, con un piccolo sforzo, si rimise in piedi. ­«Maledetto! Che sei di gomma?»  gli chiese guardandolo con odio. «Come hai fatto ad indovinare?» gli rispose l’energumeno mentre si infilava il dito destro nel naso da cui si poteva intravedere una piccola caccola. Intanto, intorno a loro si era formata una folla di detenuti che faceva il tifo per il grassone provocando una gran confusione. Il pelato disse «Adesso, tocca a me.». Estrasse la caccola, la appoggiò sull’ultima falange del pollice e la colpì con il dito indice. Il biondo cercò di seguire il movimento di quell’oggetto, che aveva preso parecchia velocità, e riuscì a schivarlo per un soffio provocando soltanto un taglio di striscio all’altezza del deltoide sinistro della sua tuta arancione. Boom!!! Ci fu un gran botto che sollevò un bel polverone alle sue spalle. L’impatto con la caccola aveva distrutto le mattonelle sul muro rivelando del metallo ammaccato al di sotto di esse. «Sei proprio forte.» il ragazzo esclamò in modo irriverente. «Vai Cicciobomba!!! Fagliela vedere!!!» gridavano in coro gli spettatori. Il giovane non aspettò di essere attaccato nuovamente dall’avversario e gli si lanciò di nuovo contro balzando e ponendo la gamba destra in avanti nel tentativo di sferrare un calcio volante sulla testa del pelato. Riuscì a colpirlo e, mentre aveva ancora i piedi staccati da terra, sferrò un altro calcio con la gamba sinistra sulla guancia di Cicciobomba. Ebbe la sensazione di aver colpito un pezzo di legno. «Ahia!!!» imprecò toccandosi le gambe dolenti mentre atterrò a terra con la schiena, che già gli faceva male. Cicciobomba non si lasciò sfuggire l’occasione e fece un balzo in direzione del ragazzo. SBAM!!! Un silenzio tombale pervase la stanza improvvisamente. Il grassone si alzò anche se ci mise un po’ di fatica ed osservò lo spazio che aveva distrutto per godersi la sua opera d’arte, ma fu sorpreso dal fatto che, tra i pezzi di mattonelle fracassate, non c’era un corpo. Si grattò la testa pensieroso cercando di trovare una risposta a quel mistero. Spostò lo sguardo sui detenuti che non riuscirono a dargli nessuna indicazione. «Dove sei!!!» gridò. «Dove sei andato, ragazzo?»  continuarono le sue grida. «Chiediamo ai detenuti di ristabilire l’ordine o saremo costretti ad intervenire.» si sentì una voce provenire da uno dei quattro megafoni della sala mensa. Cicciobomba era tutto furioso perché non riusciva a trovare il ragazzo ed il megafono alimentò ancora di più la sua collera tanto da fargli estrarre un’altra caccola dal naso per colpire quello più vicino alla sua posizione in modo da mandarlo in frantumi. Dopo qualche secondo, iniziò a suonare un allarme e la luce rossa, posta al di sopra di una porta che si stava aprendo scorrendo verso destra, iniziò a suonare. Entrarono sei uomini di grossa stazza e con armature metalliche. Ognuno di loro impugnava uno scudo ed una grossa e strana pistola che emetteva scintille elettriche sui lati. Iniziarono a sparare all’impazzata atterrando chiunque con le scosse elettriche emesse dalle armi finché non gli si parò davanti il ragazzo biondo che, prima, si era nascosto al di sotto di uno dei tavoli della mensa. Le guardie rimasero esterrefatte e fermarono i loro colpi dinnanzi a lui poiché notarono che era riuscito a respingere le scariche sferrando dei semplici pugni. Uno dei sei, non contento, provò ancora a sparargli contro tre sfere elettriche che il ragazzo distrusse con lo spostamento dell’aria provocato da un suo pugno. Improvvisamente, avvertì qualcosa muoversi a gran velocità proprio vicino al suo orecchio sinistro. Sentì un forte dolore e vide una delle guardie essere colpita da qualcosa alla testa e cadere all’indietro. «Ahia!!!» gridò mentre si tastava l’orecchio sinistro per controllare cosa si era fatto. Si accorse che il lobo del suo orecchio presentava un piccolo buco. Intanto, le cinque guardie si erano serrate davanti al proprio compagno con gli scudi a loro protezione. «Ti ho mancato, ma questa volta non sbaglierò.» Cicciobomba si preparò a sferrare un altro attacco con una delle su caccole pronta ad essere lanciata. Il biondo iniziò la sua corsa verso il grassone esclamando «Non volevo usarli, ma mi hai costretto.». La caccola fu scagliata contro di lui che riuscì a pararla facilmente colpendola con un pugno. Non appena gli fu abbastanza vicino, incominciò a sferrare una raffica di pugni potentissimi che Cicciobomba non riuscì a respingere in nessuna maniera. Era completamente stordito e si reggeva a malapena all’impiedi quando ricevette un ultimo pugno, più concentrato degli altri, dritto nello stomaco. Fu scaraventato a tutta forza contro il muro alle sue spalle, che sfondò completamente, e continuò la sua traiettoria fino a fare un buco dalla forma rotonda nel muro di cinta del penitenziario. Quel giorno, la gran parte dei detenuti, compreso il nostro tirapugni, fuggì dalla prigione speciale.