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Fuga di pugni

Questa storia partecipa al XV challenge Raynor’s Hall

I pugni furono stretti dalla rabbia e precedettero un’inevitabile reazione. Il ragazzo biondo si lanciò con tutta la sua furia contro un energumeno grasso e pelato che, nella sua uniforme arancione, aveva il tipico aspetto di un’arancia enorme. Tentò di colpirlo con una testata allo stomaco, ma fu scaraventato all’indietro dal grasso che lo fece andare a sbattere sul tavolo alle sue spalle. Ebbe la sensazione di essersi scontrato con una palla di gomma. Cercò di rialzarsi nonostante avesse la schiena malandata a causa dell’urto e, con un piccolo sforzo, si rimise in piedi. ­«Maledetto! Che sei di gomma?»  gli chiese guardandolo con odio. «Come hai fatto ad indovinare?» gli rispose l’energumeno mentre si infilava il dito destro nel naso da cui si poteva intravedere una piccola caccola. Intanto, intorno a loro si era formata una folla di detenuti che faceva il tifo per il grassone provocando una gran confusione. Il pelato disse «Adesso, tocca a me.». Estrasse la caccola, la appoggiò sull’ultima falange del pollice e la colpì con il dito indice. Il biondo cercò di seguire il movimento di quell’oggetto, che aveva preso parecchia velocità, e riuscì a schivarlo per un soffio provocando soltanto un taglio di striscio all’altezza del deltoide sinistro della sua tuta arancione. Boom!!! Ci fu un gran botto che sollevò un bel polverone alle sue spalle. L’impatto con la caccola aveva distrutto le mattonelle sul muro rivelando del metallo ammaccato al di sotto di esse. «Sei proprio forte.» il ragazzo esclamò in modo irriverente. «Vai Cicciobomba!!! Fagliela vedere!!!» gridavano in coro gli spettatori. Il giovane non aspettò di essere attaccato nuovamente dall’avversario e gli si lanciò di nuovo contro balzando e ponendo la gamba destra in avanti nel tentativo di sferrare un calcio volante sulla testa del pelato. Riuscì a colpirlo e, mentre aveva ancora i piedi staccati da terra, sferrò un altro calcio con la gamba sinistra sulla guancia di Cicciobomba. Ebbe la sensazione di aver colpito un pezzo di legno. «Ahia!!!» imprecò toccandosi le gambe dolenti mentre atterrò a terra con la schiena, che già gli faceva male. Cicciobomba non si lasciò sfuggire l’occasione e fece un balzo in direzione del ragazzo. SBAM!!! Un silenzio tombale pervase la stanza improvvisamente. Il grassone si alzò anche se ci mise un po’ di fatica ed osservò lo spazio che aveva distrutto per godersi la sua opera d’arte, ma fu sorpreso dal fatto che, tra i pezzi di mattonelle fracassate, non c’era un corpo. Si grattò la testa pensieroso cercando di trovare una risposta a quel mistero. Spostò lo sguardo sui detenuti che non riuscirono a dargli nessuna indicazione. «Dove sei!!!» gridò. «Dove sei andato, ragazzo?»  continuarono le sue grida. «Chiediamo ai detenuti di ristabilire l’ordine o saremo costretti ad intervenire.» si sentì una voce provenire da uno dei quattro megafoni della sala mensa. Cicciobomba era tutto furioso perché non riusciva a trovare il ragazzo ed il megafono alimentò ancora di più la sua collera tanto da fargli estrarre un’altra caccola dal naso per colpire quello più vicino alla sua posizione in modo da mandarlo in frantumi. Dopo qualche secondo, iniziò a suonare un allarme e la luce rossa, posta al di sopra di una porta che si stava aprendo scorrendo verso destra, iniziò a suonare. Entrarono sei uomini di grossa stazza e con armature metalliche. Ognuno di loro impugnava uno scudo ed una grossa e strana pistola che emetteva scintille elettriche sui lati. Iniziarono a sparare all’impazzata atterrando chiunque con le scosse elettriche emesse dalle armi finché non gli si parò davanti il ragazzo biondo che, prima, si era nascosto al di sotto di uno dei tavoli della mensa. Le guardie rimasero esterrefatte e fermarono i loro colpi dinnanzi a lui poiché notarono che era riuscito a respingere le scariche sferrando dei semplici pugni. Uno dei sei, non contento, provò ancora a sparargli contro tre sfere elettriche che il ragazzo distrusse con lo spostamento dell’aria provocato da un suo pugno. Improvvisamente, avvertì qualcosa muoversi a gran velocità proprio vicino al suo orecchio sinistro. Sentì un forte dolore e vide una delle guardie essere colpita da qualcosa alla testa e cadere all’indietro. «Ahia!!!» gridò mentre si tastava l’orecchio sinistro per controllare cosa si era fatto. Si accorse che il lobo del suo orecchio presentava un piccolo buco. Intanto, le cinque guardie si erano serrate davanti al proprio compagno con gli scudi a loro protezione. «Ti ho mancato, ma questa volta non sbaglierò.» Cicciobomba si preparò a sferrare un altro attacco con una delle su caccole pronta ad essere lanciata. Il biondo iniziò la sua corsa verso il grassone esclamando «Non volevo usarli, ma mi hai costretto.». La caccola fu scagliata contro di lui che riuscì a pararla facilmente colpendola con un pugno. Non appena gli fu abbastanza vicino, incominciò a sferrare una raffica di pugni potentissimi che Cicciobomba non riuscì a respingere in nessuna maniera. Era completamente stordito e si reggeva a malapena all’impiedi quando ricevette un ultimo pugno, più concentrato degli altri, dritto nello stomaco. Fu scaraventato a tutta forza contro il muro alle sue spalle, che sfondò completamente, e continuò la sua traiettoria fino a fare un buco dalla forma rotonda nel muro di cinta del penitenziario. Quel giorno, la gran parte dei detenuti, compreso il nostro tirapugni, fuggì dalla prigione speciale.

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Il principe

Racconto creato per l’XI Contest non competitivo Raynor’s Hall.
Tema estratto: “Principe”.

«Tra un’ora! Principe Edoardo!» gli riferì il suo servitore che uscì chiudendo la porta. Il principe stava godendosi un bagno rilassante all’interno della sua stanza. Era immerso in una vasca dalle medie dimensioni fatta in argento che era posizionata sul lato sinistro della stanza. Da lì, riusciva a guardare al di fuori della finestra su cui picchiavano gocce d’acqua sul vetro oscurato dalla notte. Si alzò dalla vasca e prese un campanello su un tavolino in legno di fianco. Lo scosse facendolo suonare. In men che non si dica, entrarono tre uomini vestiti in abiti eleganti che portavano degli asciugamani bianchi sulle braccia. Lo asciugarono e gli misero un asciugamano più grande intorno alla vita in modo che coprisse tutta la parte inferiore del corpo arrivando fino alle caviglie. Uno di loro gli prese dei vestiti dall’armadio vicino al letto e disse«Principe, le consiglio di indossare questi oggi.». Gli mostrò un paio di pantaloni bianchi semplici, una giacca bianca dalle cuciture dorate ed una camicia dello stesso colore. «No, metterò il solito. Lasciami la camicia bianca.» gli rispose con sufficienza. L’uomo ripose i vestiti nell’armadio e ne prese un panciotto grigio scuro, un paio di pantaloni ed una giacca nera. «Vuole gli stivali signore?» disse un altro. Edoardo fece segno di si e l’uomo si precipito verso un baule da cui prese degli stivali di pelle nera. Il principe si fece vestire dai tre uomini che lo lasciarono subito dopo aver finito. «Odio quando si fanno queste cose di notte!» esclamò ad alta voce anche se era da solo nella stanza. Si sedette al suo scrittoio «Meglio aggiornare il mio diario.» continuò a dire mentre intingeva il calamaio nella boccettina d’inchiostro.

Giorno XIV del mese III
La bella giornata, che si mostrò , mi fece pensare che sarebbe finita nel migliore dei modi, ma non fu proprio così. Ho sempre odiato occuparmi delle faccende quando è tarda notte e questo giorno rappresenta una delle giornate che odio di più.  Non sapevo che ci avremmo messo così tanto, ma, visto che siamo arrivati a questo punto, non posso ordinare di ritirarci.  

Il principe fu interrotto improvvisamente. «Principe Edoardo! E’ vicina!» esclamò un uomo che entrò bruscamente ed uscì subito. «Arrivo.» gli rispose Edoardo con molta calma. Si alzò ed indossò un soprabito nero che gli arrivava all’altezza delle gambe. Aprì la porta in legno e percorse il breve corridoio di legno fino ad arrivare ad una scalinata. Una volta in cima, c’erano degli uomini che lo stavano aspettando in fila ai lati della scala in segno di saluto. Superati, ne comparve un altro che subito disse «Pronti ad assaltare la nave Principe!». Insieme superarono un’altra rampa di scale che li portò all’esterno, sul ponte. La pioggia cadeva copiosamente sugli uomini che svolgevano le loro mansioni. «Il cappello principe.» un cappello a tre punte nero gli venne portato da un altro uomo. Il principe salì la scalinata che portava al timone. «Timoniere!» gridò «Dov’è questa nave?». Gliela indicò con l’indice ed Edoardo scrutò attraverso l’oscurità e la pioggia del momento. Vide un ombra molto vicina e che aveva l’aspetto di una nave. Prese una spada col fodero lì in terra e la estrasse puntandola in alto. Gridò «Uomini! Prepararsi all’arrembaggio!». Tutti gridarono in coro «Agli ordini Principe!». Non passò molto tempo che il capocannoniere gli riferì «Siamo a portata di tiro, Principe.». La risposta gli arrivò subito «Fuoco alle polveri!». In men che non si dica, scoppiò una scarica di palle di cannone. Si sentì il rumore dell’impatto sul veliero e, subito dopo, l’aria intorno fu immersa in un silenzio profondo. Passò qualche secondo in cui nessuno proferì parola finché non si sentì un boato provenire da lontano. Il sibilo si fece sempre più forte man mano che passavano i secondi. La nave del Principe fu colpita dalle palle di cannone del nemico. I danni non furono gravi perché furono soltanto tranciati alcuni pezzi della nave. «Colpiamo più duro, uomini!» esclamò il Principe. Fu lanciata una scarica di palle contro la nave avversaria. «Veloci! Colpiamoli ancora!» ordinò Edoardo. Si sentì, di nuovo, il fragore degli spari dei cannoni. Nel frattempo, la nave del Principe si era avvicinata molto alla nave nemica. «Prepararsi all’arrembaggio della nave!» gridò. Alcuni uomini presero dei rampini che lanciarono in direzione dell’altra nave ed, una volta assicuratisi della stabilità delle corde, cominciarono a percorrerle. La battaglia iniziò presto. Gli uomini del principe erano numerosi ed iniziarono ad uccidere tutti coloro che li sfidavano con la spada. Presto, anche il Principe Edoardo salì sulla nave nemica e, quando lo videro, molti dei nemici esclamarono buttandosi a mare «E’ il Principe! E’ finita!». Edoardo scambiò alcuni colpi di spada con vari uomini che osarono sfidarlo e che perirono per averlo fatto. Aprì la porta che portava al piano inferiore sfondandola con un calcio. «Dov’è il capitano di questa nave?!» urlò. Degli uomini in fondo alle scale con armi in pugno gridarono in coro «E’ il principe!». Subito si dileguarono lasciando il percorso libero ad Edoardo. Non appena scese le scale, urlò di nuovo «Capitano?! Dove sei?». Avanzava a passo lento e non si scontrò con nessuno poiché gli uomini di quella nave, che erano rimasti sottocoperta, si erano nascosti in angoli bui della nave nella speranza di non essere trovati. Sbam! Il principe sfondò una porta, poi un’altra e un’altra ancora continuando a gridare «Capitano!!!». La stanza in cui si trovava non era molto illuminata poiché, alle pareti, vi erano appese soltanto delle lanterne che emanavano luci fioche. Annusò un barile e disse «Ah! E’ vino!». Poi, si avvicinò ad un baule chiuso da un lucchetto. Tentò di romperlo sbattendoci sopra il manico della spada, ma i suoi tentativi furono inutili. Un debole rumore di piedi lo fece voltare e scansare il colpo di spada. Il colpo andò a vuoto. «Brutto manigoldo! Dovrai uccidermi per rubare ciò che trasporta questa nave.» disse l’uomo che aveva cercato di colpirlo. «Finalmente il capitano si fa avanti!» gli urlò Edoardo. Entrambi iniziarono a scambiarsi dei fendenti violentemente. I due uomini sembravano lottare alla pari finché Edoardo riuscì a disarmare l’avversario con un movimento rapido della spada. «Vi prego, non uccidetemi!» disse il capitano disarmato mentre si inginocchiava. «Fuori di qui! Mi fai pena!» gli gridò. «Uomini! Venite! I tesori di questa nave sono qui!» urlò nuovamente ai suoi uomini che, intanto, si erano fatti largo anche sottocoperta. Dopo aver trafugato il bottino ed, aver affondato la nave nemica, il principe ripartì col suo veliero pirata verso nuove razzie.

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Ringraziamenti a Belial

Devo dedicare un articolo per il disegno fatto da Belial dedicato al racconto che ho scritto in merito alla partecipazione dello Speciale Contest Estivo. Il racconto di cui sto parlando è La spiaggia. Ti ringrazio per il bel disegno che è anche molto fedele al racconto!

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La spiaggia

Racconto scritto per il Specale Contest Estivo. La storia sarebbe uno “spin-off” dei racconti Un incontro inatteso eI Custodi – Parte 1

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I due arrivarono fino ad una spiaggia. Erano un giovane dalla capigliatura bionda che si intravedeva da sotto il cappuccio ed un uomo un po’ più grande di lui dai capelli scuri. Il primo indossava una sorta di mantello che terminava con un cappuccio che gli copriva la testa ed, al di sotto di esso, portava una camicia bianca ed un paio di pantaloni neri coperti all’altezza delle caviglie da un paio di stivali neri. Il secondo indossava una maglia beige senza maniche e dall’aria di essere stata usata a dovere, un paio di pantaloni grigi, e delle scarpe che si richiudevano su se stesse con delle piccole corde. Il ragazzo non aveva mai visto un posto simile nella sua città natale, ma ne aveva  letto dell’esistenza soltanto nei libri. Scese dal suo possente cavallo bruno. «Roxas avevi mai visto un simile posto?» chiese al suo servo ancora sul cavallo. «Forza, scendi!» continuò a dirgli.«Padrone non credo che dovremmo fermarci qui. Tra la gente si racconta che questi sono luoghi pericolosi.» disse il servo che rimase sul suo destriero. «Roxas ti ho detto di scendere!» gli gridò arrabbiato il giovane. «S-s-subito padrone!» gli rispose scendendo velocemente da cavallo. Il ragazzo si mise ad osservare le onde del mare che si muovevano dolcemente provocando un dolce rumore in mezzo al silenzio, ma fu presto interrotto «P-padrone…». «Devi sempre rovinarmi i momenti migliori Roxas!» gli rispose il giovane infastidito «Fa silenzio, per favore.». Questi stette un altro po’ senza fiatare fino a quando non disse al suo servo «Ho letto di alcune popolazioni che vivono nei pressi di questi paesaggi. Lessi che amano farsi il bagno in queste acque. In antichità, anche noi lo facevamo.». Iniziò a spogliarsi levandosi il suo mantello blu con cappuccio e la sua camicia. Si sfilò velocemente gli stivali e, dopo, si tolse anche i pantaloni rimanendo soltanto con le sue mutande bianche. In men che non si dica, fu subito in acqua. «P-p-padrone attento che non sapete nuotare.» disse Roxas allarmandosi. «Ti ho detto di far silenzio Roxas. Vuoi essere punito?» gli rimproverò il giovane che stava sguazzando nell’acqua. Passò qualche secondo quando Roxas mostrò un volto molto preoccupato con le labbra serrate. Sembrava che volesse dire qualcosa e provò a dirla subito dopo «Padrone! State a…», ma fu interrotto dal giovane che lo redarguì nuovamente «Possibile che con te non si possa fare niente in pace? Vuoi essere punito? Ok, l’hai voluto tu.». Cercò di ritornare a riva, ma si fermò perché notò la presenza di un’ombra gigantesca che ricoprì il tratto di mare in cuistava facendo il bagno. Pensò che qualcosa non andasse quando il sole sparì anche sul volto di Roxas. Si voltò all’indietro e vide un’onda di proporzioni gigantesche arrivare a gran velocità verso di lui. Era troppo tardi ormai. Fu travolto in pieno. Un flusso d’acqua lo avvolse non permettendogli alcun movimento. Pensò che la sua vita fosse finita lì, ma si sbagliava di grosso perché gli capitò qualcosa di peggio. Si ritrovò appeso all’altezza di centinaia di metri di altezza. Si guardò intorno vedendo un piccolissimo Roxas che lo guardava e gridava «Padrone, vengo a salvarvi!!!». Osservando cosa lo tratteneva dal cadere, il giovane si accorse che qualcosa gli si era avvinghiata sul petto. Era forse un serpente? No, ma un tentacolo di un mostro terribile ed enorme.  Seguì l’arto fino a capire dove si trovasse la bestia. Era al di sotto di lui. Poteva finalmente vederlo nella sua interezza come un mostro marino di colore viola con tanti tentacoli e con una conchiglia enorme bianca sulla testa. Emanò un grido «Aiutami Roxas! Fa qualcosa!!!». Il servo si avvicinò alla bestia, ma, ben presto, uno dei tentacoli prese anche lui. «Roxas sei un idiota!» lo sgridò il ragazzo. Entrambi, disperati, cercarono di liberarsi usando la propria forza fisica, ma con risultati nulli. Quando la presa dei tentacoli diventò molto più forte da risultare insopportabile, accadde qualcosa di inaspettato. La terrà tremò per qualche secondo ed una bestia ancor più grande del mostro marino uscì a gran velocità dalla sabbia della spiaggia con un movimento parabolico in modo da mangiare al volo l’altra bestia e rientrare nel terreno al di sotto dell’acqua. Le parti terminanti dei tentacoli, dove vi erano anche i nostri protagonisti, furono recise e caddero nell’acqua. I due si misero a nuotare velocemente verso riva finché non arrivarono ad i cavalli. Il giovane, che aveva solo le mutande, gettò i suoi vestiti sulla sella e montò a cavallo. Roxas, intanto, era già partito. <Aspettami, brutto ingrato!> esclamò furioso mentre iniziò anche lui la cavalcata. In poco tempo, i due diventarono dei puntini piccoli all’orizzonte.

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Scintille Finlandesi

Salve! 🙂 Vi presento il seguente racconto scritto per il X contest non competitivo Raynor’s Hall. Il tema estratto è “Finlandia” e non è stato facile per me che non sapevo quasi niente di questa terra, ma devo ammettere che è stato istruttivo perché, documentandomi, ho scoperto alcune cose nuove. Buona lettura e spero che vi piaccia.

Nelle lande Finlandesi, più precisamente in Lapponia, la notte era fredda e caratterizzata da un cielo ricoperto di stelle sotto al quale camminava un uomo a passo lento. Questi si mostrava alto e dalla barba castana con indosso una pesante pelliccia d’orso bruno e degli stivali di pelliccia che sprofondavano nella neve. Dalla bocca gli fuoriusciva l’aria condensata causata dal freddo mentre stringeva le braccia sul petto tremolante. Non vi era nessun riparo intorno a lui, ma solo distese di neve lunghe chilometri e chilometri. Era possibile soltanto intravedere una montagna alle sue spalle e ed una foresta nella direzione in cui si stava dirigendo. Ad un certo punto, arrivò in un punto dove vi erano gli scheletri di due uomini, probabilmente morti a causa del freddo. Portavano ancora dei vestiti addosso, ma erano logori e troppo leggeri per il posto dove si trovava. Cercò tra i loro averi, ma riuscì a trovare soltanto un grosso bastone di legno su cui appoggiarsi. Lo prese e lo utilizzò per continuare il cammino abbandonando i due appena incontrati.

Passarono alcune ore. Era sfinito ed il freddo gli aveva succhiato gran parte delle energie, ma era arrivato vicino alla foresta. Fece un altro piccolo sforzo riuscendo ad entrarvi. Dopo qualche altro passo, si gettò in terra ed appoggiò la schiena contro il tronco di un albero cercando di recuperare qualche residuo di energia e, fu in quel momento che li vide. Due scoiattoli bruciacchiati che gli erano stati serviti su un vassoio di neve. Ne afferrò uno, ma dovette lasciare la presa perché scottava. «Ahi!» gridò agitando l’arto. Aspettò qualche minuto. Poi, provò ad afferrare lo scoiattolo di nuovo. Era caldo, ma non bruciava. Gli diede un morso e gli sembrò che fosse la cosa più gustosa che avesse mai mangiato. Li finì entrambi, ma non si alzò subito dal suo posto perché rimase impietrito dallo spettacolo che vide in cielo. Delle bande di un colore verde si estendevano sul soffitto stellato. «Che diavolo succede al cielo!» disse pensando ad alta voce. Aspettò qualche altro minuto dopo che i colori in alto svanirono e, poi, si rialzò. Aveva ripreso un po’ le forze e, per questo, riuscì a notare qualcosa a cui non aveva fatto caso precedentemente. Vi era una striscia sottile sulla neve, probabilmente, formatasi da qualcosa che  era stato trascinato sul manto nevoso. Decise di seguirla continuando a camminare appoggiandosi al bastone.

I primi raggi di sole superarono i rami della foresta ed arrivarono fino al viso dell’uomo barbuto che aveva passato il resto della nottata ai piedi di un albero. La luce lo svegliò. Si rimise in piedi in poco tempo e riprese il cammino. Ormai, si trovava al limitare della foresta e ne fu quasi uscito, ma un orso bruno gli si parò sul cammino. Subito, si nascose dietro un tronco d’albero continuando ad osservare la bestia di soppiatto nella speranza di non essere scoperto. L’orso ringhiò nella sua direzione e, un attimo dopo, si mise a correre verso il tronco dietro al quale era nascosto l’uomo. Impaurito, il viandante si voltò all’indietro e tentò di scappare dirigendosi verso l’interno della foresta, ma l’orso si avvicinava ogni secondo sempre di più. Improvvisamente, sentì un verso di animale simile ad un ringhio. Continuò a correre senza voltarsi finché non sopraggiunse un dolore forte alla milza che lo costrinse alla resa. Si catapultò in terra con gli occhi chiusi pronto ad essere divorato. Passarono cinque secondi, poi quindici, poi trenta. Perché l’orso non lo aveva raggiunto ancora? L’uomo si chiese qualcosa di simile in quel momento. Aprì entrambi gli occhi e si voltò all’indietro per controllare che fine avesse fatto la bestia. Con suo grande stupore, vide che non vi era anima viva all’orizzonte. «Dove diavolo è finito?» pensò ad alta voce. Continuò a guardare in varie direzioni, ma niente. «Meno male. L’ho scampata anche questa volta.» disse passandosi una mano sulla fronte. Purtroppo, si accorse ben presto di aver perso la direzione in cui viaggiava e, di conseguenza, non sapeva quale fosse il cammino migliore da intraprendere per raggiungere nuovamente il limitare della foresta. Si sedette per mettersi a meditare sulla situazione.

La sera era arrivata insieme alla neve che cadeva dal cielo. Il viandante stava camminando senza sapere se aveva intrapreso la direzione giusta oppure no. Non gli erano rimaste molte forze ed era parecchio che non mangiava e non beveva. Ad un tratto, si sentì morire e perse conoscenza. Si risvegliò dopo qualche minuto avvertendo uno strano calore che gli conferì forza. Aprì gli occhi e vide una volpe che, appoggiando la coda sulla neve, emanava delle scintille che si trasformavano in un fuoco dal colore verde che saliva in cielo. «Ecco perché in cielo c’erano quelle nubi verdi!» disse. Notò anche la striscia che si formava sulla neve causata dal contatto con la coda della volpe e capì che era la stessa che seguiva il giorno prima. Decise di seguire la bestiolina senza farsi notare, ma, non appena si  mise alle sue spalle, la volpe si voltò guardandolo. Poi, si rigirò e continuò a camminare facendo scintillare la sua coda sul manto innevato. L’uomo la seguì da un certa distanza preoccupato delle possibili scottature che poteva arrecarsi toccando il fuoco verdastro provocato dall’animale.

Passò una mezz’oretta quando si imbatterono nell’orso bruno incontrato il giorno prima. Questi li osservò per qualche secondo, emise un bramito, poi, scappò nella direzione opposta all’uomo ed alla volpe. L’uomo ebbe come la sensazione che l’orso si sentisse minacciato da quell’animale dalla coda rovente. Continuarono il cammino e, dopo un’altra mezz’ora, uscirono dalla foresta. Da un lato, poteva intravedersi un piccolo centro abitativo. Finalmente l’uomo era salvo. Lì, avrebbe potuto rifocillarsi e dormire in un letto comodo. La volpe alzò la coda dalla neve facendo terminare le scintille. Si voltò verso il viandante emettendo un verso simile ad un miagolio e si diresse verso la foresta. All’uomo, sembrò proprio che l’animale l’avesse accompagnato lì per salvargli la vita. «Grazie!» disse rivolto alla bestiolina che, con suo grande stupore, era già sparita alla sua vista.

Ho scritto riguardo alla volpe perché ho trovato interessante la leggenda che gira intorno ad essa riguardo il fenomeno delle aurore boreali che avviene nelle terre Finlandesi. Spero vi sia piaciuta! 😉

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Il miglior racconto

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Buonasera! Stasera volevo fare una ricapitolazione dei racconti scritti per i contest del Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall che mi hanno spinto a scrivere.

  1. I due “rapitori”
    Due forestieri sono vittime di un maulugurato malinteso all’interno di un villaggio. La scamperanno?
  2. Un incontro inatteso
    Cosa succede quando è il killer a dare la caccia al detective?
  3. Un lupo per amico
    Storia di fantascienza in cui un uomo e quello che sembra essere un lupo devono aiutarsi a vicenda per la propria sopravvivenza.
  4. Il duello
    Storia dall’ambientazione western in cui due individui si battono nello stile del selvaggio west.

Vorrei sapere da voi quale tra queste è il racconto che più vi ha appassionato, vi ha fatto immergere completamente in un mondo nuovo, vi ha fatto ridere. In poche parole, vorrei sapere quale reputate sia quella che vi piace di più.

Alla prossima!

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Il duello

Articolo creato per il IX contest non competitivo Raynor’s Hall.

Il tema estratto è “Silenzio”

Il silenzio regnava tutt’intorno. Ogni persona presente non emetteva un sibilo perché tutti erano concentrati sui due tizi davanti a loro. Uno dei due indossava un cappello a tesa larga marrone a coprirgli il capo dal sole cocente. La mano destra era vicino alla fondina della pistola. L’altro, dal volto sporco di fuliggine, aveva assunto la stessa identica posa, ma usava la mano sinistra. I loro volti erano ricolmi di disprezzo e rabbia. Si guardarono attentamente l’un l’altro usando quel silenzio per concentrarsi al massimo fino a quando un uomo con dei grossi baffi si intromise rompendo la quiete «Quando il barattolo tocca terra, potete sparare.» . Sul barattolo, che aveva tra le mani, vi era scritta la parola “Beans” al di sopra di un’immagine dal bordo rotondo che rappresentava dei fagioli. I due, adesso, erano concentrati sul barattolo mentre il silenzio era tornato. Un movimento fulmineo verso l’alto fu eseguito dal braccio dell’uomo coi baffi. Mentre gli occhi di tutti i presenti erano concentrati sull’oggetto che era a qualche metro sopra le loro teste, i duellanti, adesso, si osservarono l’un l’altro. Sembrò che fossero passati alcuni minuti, ma, in realtà, furono soltanto pochi secondi quando si sentì il suono metallico provocato dall’oggetto di latta che toccò terra. Il mancino estrasse, prontamente, la pistola in direzione del suo avversario. Bang! Il silenzio si nascose solo per un attimo. I due erano immobili uno di fronte all’altro  e la folla, che si era formata dal lato del saloon, osservava muta i due uomini nel tentativo di capire chi fosse riuscito a sparare. Passarono pochi secondi quando si sentì il rumore di qualcosa che cadde a terra. Le persone, che erano dietro alla folla, cercarono di scoprire l’esito dello scontro mettendosi sulle punte e sbirciando da dietro le spalle di quelli che erano davanti a loro. Riuscirono a notare la pistola ai piedi del mancino che, subito, si poggiò su entrambe le ginocchia. Guardò il cielo azzurro illuminato dal sole «Che pace! Che silenzio!» disse poco prima di cadere completamente in terra con il viso rivolto al terreno. La folla incominciò, immediatamente, a diradarsi ed ognuno ritornò alle proprie faccende. Intanto, l’uomo col cappello si avvicinò al cadavere. Lo tocco un po’ con la punta dello stivale per accertarsi della sua morte. Posò la sua arma nella fondina e si abbassò. Rubò la pistola al suo avversario e si mise ad osservarla attentamente, ma fu ben presto interrotto da un uomo con una barba grigia ed un vestito di nero «Signore, se deve prendergli qualcosa, lo faccia adesso. E’ arrivata l’ora di prepararlo.». L’uomo accovacciato lo guardò con sguardo torvo mentre aveva la pistola carica dell’avversario in mano. Il becchino provò timore nei riguardi di quell’uomo e non si azzardò ad aggiungere altro. Il pistolero si alzò e, con la pistola rubata fuori dalla fondina, girò le spalle al becchino iniziando a camminare. Il corpo fu trascinato per qualche metro fino ad un abitazione in legno al cui esterno vi erano varie bare aperte di differenti misure. La porta fu chiusa ed un grosso silenzio pervase la stanza. «Aiuto!» iniziò ad esclamare una voce proveniente dal cadavere in terra che fece sobbalzare di spavento il becchino «Aaah! Un fantasma! Lo sapevo che prima o poi qualcuno sarebbe tornato dal mondo dei morti.». «Ma quale mondo dei morti! Aiutatemi! Ho perso parecchio sangue.» disse l’uomo a terra. «Fate presto! Chiamate un dottore!» urlò. Il becchino si precipitò fuori dall’abitazione. L’uomo morente tenne lo sguardo fisso sul soffitto facendosi cullare da quel silenzio interminabile che caratterizzò l’attesa. Le travi di legno diventarono degli oggetti dalla forma poco chiara. Poi, sparirono del tutto.

Riprese conoscenza ed aprì gli occhi. Si ritrovò in un letto all’interno di una stanza che presentava un lampadario sul soffitto e qualche mobile qua e là lungo le pareti. Mentre tentava di mettersi seduto, avvertì una sensazione di dolore alla spalla sinistra. La toccò e notò che vi era stata applicata una fasciatura. Si sedette e rimase, per un po’, a rimuginare sfruttando la quiete del momento finché l’unica porta che conduceva alla stanza si aprì. Una donna molto giovane e dagli abiti succinti lo osservò. Poi, richiuse subito la porta uscendo. Dopo qualche minuto, la porta fu spalancata nuovamente e, questa volta, entrò una donna sulla cinquantina e dagli abiti molto scollati. Lo osservò per qualche secondo, poi, disse «Finalmente siete sveglio signore. Riuscite a camminare?». L’uomo rimase in silenzio e si mise in piedi. «Bene! E’ ora di sgomberare!» la voce della donna si alzò «Dovevo un favore a quel becchino, ma ora dovete lasciare la stanza.». Chiuse la porta. L’uomo notò che su un mobile vicino alla porta vi erano i suoi abiti. Li prese e li indossò lentamente in modo da non farsi male alla spalla. Indossò il cinturone e notò che non vi era più la sua pistola. Ci volle qualche secondo in più per fargli ricordare che l’arma gli era stata sottratta. Uscì dalla stanza e percorse un corridoio che dava su una scala. Poi, si affacciò da una ringhiera da cui si poteva vedere in basso una sala più grande dove vi erano un barista dietro ad un bancone e delle persone sedute a dei tavoli. Infine, senza proferir parola, uscì silenziosamente da quel luogo peccaminoso e si fermò davanti all’entrata. Prese una sigaretta piegata da una tasca dei pantaloni e se l’accese mentre osservava le persone che andavano e venivano in strada. Un rumore sordo. La sigaretta diventò molto più corta. Volse lo sguardo alla sua destra e notò che, a sparare, era stato l’uomo col cappello. In qualche modo, questi aveva scoperto che il duello non era terminato ancora. Il tizio disarmato scappò seguito dai colpi di arma da fuoco che, fortunatamente, non lo colpirono. L’uomo col cappello seguì l’altro fino al cimitero della cittadina. Non vi era alcun tipo di rumore in quel luogo deserto i cui unici ospiti erano i morti. Cercò di sfruttare il silenzio del cimitero per percepire ogni minimo passo della preda. Finalmente, sentì qualcosa provenire alle sue spalle, ma si girò troppo lentamente. L’uomo dal volto impolverato gli afferrò entrambe le braccia spostandole verso l’alto. Alcuni colpi furono sparati in cielo. Poi, le lasciò e si allontanò con un balzo. Bang! Bang! Bang! Sparò tre colpi dopo essere riuscito a riprendere la sua pistola dalla fondina dell’avversario. L’uomo col cappello aveva tre buchi nella camicia all’altezza dello stomaco. Si accasciò a terra e, dopo il tonfo, un silenzio incessante fece da padrone al cimitero.

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Un lupo per amico

Tema: Lupo

Storia creata in risposta al Contest non competitivo Raynor’s Hall

Spinse il pulsante di apertura della capsula di emergenza. Lo sportello si aprì lentamente verso l’alto facendo entrare la fitta pioggia all’interno. L’uomo indossava una tuta grigio scuro con una scritta in nero sul petto a sinistra “Esercito Stellare” ed a destra una targhetta con su scritto”P. Knight”. Si ritrovò su un pianeta sconosciuto che era molto simile alla terra. Precisamente, era finito tra la fitta vegetazione di una foresta. Armato di una pistola, uscì dalla capsula per avventurarsi in quel luogo a lui inospitale. I suoi stivali si sporcarono immediatamente di fango appena toccarono il terreno bagnato e notò, ben presto, che, oltre a cespugli e piante enormi aggrovigliate su se stesse, c’erano anche alberi molto alti la cui chioma sembrava così piccola vista da lontano. Si fermò in un punto dove non sapeva come proseguire poiché non riusciva a trovare un passaggio praticabile ed era bloccato e circondato da un groviglio di piante. Poteva solo tornare indietro alla capsula, ma ciò non gli avrebbe salvato la vita. Mentre era intento a pensare ad un soluzione, attraverso un piccolo passaggio all’interno della vegetazione, comparì un animale molto assomigliante ad un lupo dalla pelliccia bruna. Prontamente, Knight gli puntò la pistola  contro, ma non sparò. L’animale lo guardò dritto e  intensamente negli occhi come se volesse penetrare all’interno della sua anima. Poi, si voltò e ritornò nel piccolo passaggio. L’uomo si avvicinò ad esso e si accovacciò per scrutare al suo interno. Notò che vi erano alcune piante spinose e, dall’altro lato, era rimasto ad aspettarlo il lupo. Tra i suoi pensieri, balenò l’idea che, forse, il lupo non era poi così pericoloso ed, anzi, che volesse aiutarlo. Dopo un po’, finalmente, si decise e si infilò nello stretto passaggio. Ben presto, scoprì che le spine delle piante erano affilatissime. Infatti, gli provocarono graffi sulle braccia, sulla schiena e sulle spalle. Quando riuscì ad uscire da quell’impervio cunicolo, non ebbe il tempo di controllarsi le ferite che si ritrovò di fronte al lupo che lo guardava nuovamente con lo stesso sguardo paralizzante. Questa volta non gli puntò la pistola contro, ma tentò di avvicinarglisi cercando di toccarlo con la mano destra. Intanto, la pioggia cessò e l’animale rimase immobile non mostrando segni di paura. Si fece toccare ed accarezzare il muso. Knight capì che la creatura era docile. Prese dalla tasca una specie di radar portatile. Passò il dito sullo schermo che mostrò una freccia che indicava una direzione. «È in quella direzione!» esclamò pensando ad alta voce. Si incamminò e, volgendo lo sguardo alle sue spalle, notò che il lupo lo seguiva. Rivolgendosi a lui gli parlò come se lo potesse capire «Vuoi venire con me? Almeno non soffrirò la solitudine». I due si incamminarono. Knight camminava in avanti ed il lupo gli guardava le spalle.

Passarono alcuni giorni ed i due viaggiatori erano ancora insieme. Knight scoprì che il suo compagno era molto utile nel procurare cibo. In certi momenti della giornata, scompariva per riapparire con degli animali morti tra le fauci dopo qualche ora. Erano creature di cui non sapeva niente, ma la fame vinceva su qualunque ragionamento scientifico. Knight aveva ancora il suo radar tra le mani che indicava una specifica direzione. «Speriamo non sia atterrata troppo lontana.» disse. Lui ed il lupo arrivarono in un punto della foresta dove gli alberi sembravano più bassi e meno numerosi. Camminarono per qualche altra ora. Si ritrovarono, ormai, all’esterno della foresta. Davanti a loro non vi erano più alberi, ma una distesa erbosa di cui non si vedeva la fine coperta da un cielo scarlatto. Camminarono per qualche altra ora. Erano stanchi e affamati. A quanto pare in quella zona c’erano da mangiare solo minuscoli insetti. Improvvisamente, un rumore arrivò alle orecchie di Knight. Inizialmente, non capì che cos’era e da dove provenisse, ma, dopo un po’, comprese che si trattava del rumore prodotto dalle turbine di un’astronave. Il rombo diventò abbastanza forte da fargli capire la direzione da cui proveniva la nave. La guardò attentamente. In realtà, era una piccola nave da ricognizione che volava bassa e che presentava un simbolo costituito da un cerchio rosso al cui interno vi era un pallino giallo. «Cavolo! Mi hanno trovato!» disse. Il lupo ringhiò e Knight cercò di tranquillizzarlo accarezzandogli il muso e sussurrandogli nell’orecchio «Stai calmo e nasconditi nell’erba.». L’animale agì come se avesse compreso ciò che gli era stato detto: si sdraiò nell’erba. Knight fece lo stesso nella speranza di non essere individuato. Rimasero immobili per qualche minuto finché l’astronave passò sopra di loro provocando un forte vento che smuoveva l’erba che li circondava. Si fermò e Knight capì che erano stati individuati. Mentre si alzò per prepararsi a correre, gridò «Scappiamo!». La nave iniziò a sparare dei colpi laser nella loro direzione. Entrambi corsero più che potevano ed il lupo superò Knight facilmente, ma ben presto si fermò. Vi era un dirupo che affacciava su un fiume davanti a loro. Intanto, la nave continuò a sparare. Il lupo si parò davanti all’uomo e, per fortuna, fu colpito solo alla zampa posteriore destra. Grazie ai movimenti rapidi dell’animale, Knight non fu colpito. Questi non volle rischiare di essere colpito da quei raggi laser. Prese il lupo tra le braccia e si gettò senza starci ancora a rimuginare. Finirono nel fiume che li trasportò a gran velocità. Knight stringeva forte il lupo mentre cercava di aggrapparsi a qualcosa, ma invano. Fu, invece, spinto violentemente contro una roccia che gli provocò un dolore atroce alla gamba destra. Dopo un po’, arrivarono in una zona dove la corrente scorreva più lentamente. Con le ultime forze che gli rimasero, nuotò fino a raggiungere la riva. Poi, svenne.

Passarono alcuni mesi. La gamba gli doleva ancora, ma riusciva a muoverla ed a camminare con l’ausilio di un bastone. Il suo amico lupo, invece, era guarito da un pezzo e grazie a lui era riuscito a nutrirsi senza uscire dalla caverna in cui si erano stabiliti. «Quando arriveranno i soccorsi a riprendermi, verrai con me Lupo. Ormai il pianeta è stato conquistato da quei mostri.». Prese il bastone ed uscì dalla caverna. Fuori vi era una valigetta aperta da cui spuntava una specie di antenna. Era quella che Knight cercava seguendola sul radar. Guardò il cielo pensando che quel lupo gli aveva salvato la vita.

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I Custodi – Parte 1

Come avevo promesso, ho scritto il continuo della storia: I due “rapitori”. Spero vi piaccia. Fatemi sapere cosa ne pensate e le vostre impressioni.

«Etciù!» il giovane incappucciato si svegliò in mezzo ad una foresta ai piedi di un tronco d’albero. «Rooox!» gridò «Mi sono raffreddato!». Rox si destò bruscamente «Signore, che succede?». Il ragazzo gli ripeté «Succede che mi sono raffreddato ed è tutta colpa tua. Ci hai fatto cacciare da quella locanda stanotte.». «Ma signore, non…» il padrone lo fermò «Taci. Hai notato questa strana nebbia? Sembra essersi formata all’improvviso.». L’ambiente circostante era quasi diventato invisibile all’occhio umano a causa della fitta foschia. Il ragazzo sorrise e disse «Sai? In uno dei libri che ho letto, si parla di una leggenda riguardante una foresta che è abitata da orribili mostri che, quando si accorgono di non essere soli, si nascondono nella nebbia ed attaccano quando meno te lo aspetti per cibarsi della tua carne. Però, non preoccuparti. Sono solo…etciù!…favole.». Il giovane sapeva che Rox credeva sempre a tutte queste leggende e lo divertiva vederlo impaurito. Il servo si alzò in piedi «Signore, dobbiamo muoverci e andarcene subito da questo posto maledetto. Ho una brutta sensazione.». L’incappucciato lo guardò sorridendo «Ma è solo una favola Rox. Un po’ di nebbia non ha mai fatto male a nessuno. Comunque, si è fatta ora di andare.». Il suo stomaco emise un brontolio «E poi, dobbiamo trovare qualcosa da mangiare prima di morire di fame.». Il ragazzo si guardò intorno «Ehi, Rox! Ma non avevi legato i cavalli all’albero?». «Si, signore.» il servo controllò il contorno del tronco. Notò che vi era una corda legata che si diramava in due cappi che toccavano terra e che attraversavano la nebbia. Ne prese uno tra le mani e lo seguì facendolo scorrere tra i palmi finché arrivo ad un pezzo del cappio un po’ più pesante. Lo tirò verso l’alto e vi ci avvicinò lo sguardo. «Aaaaah!» gridò all’improvviso. Purtroppo, del cavallo magrolino, era rimasta soltanto la testa. «Che cavolo gridi Rox?» il ragazzo accorse subito notando la macabra scena. Una scia di sangue si dirigeva verso la nebbia. Poi, il giovane prese l’altro cappio e tirò la corda fino ad arrivare alla testa del suo cavallo «Nooo! Che cosa ti hanno fatto Ombra?». Subito dopo, sentirono strani rumori provenire dalle profondità della nebbia: qualcosa si era destato. «Rox, li senti anche tu?» chiese disperato volgendo lo sguardo nella posizione in cui vi era prima il suo servo, ma lì non c’era più nessuno. Subito dopo, sentì quello che doveva essere un grido di Rox seguito da un sibilo. Il ragazzo fu preso completamente dal panico e si mise a correre all’impazzata in una qualsiasi direzione accecato dalla nebbia. Inciampò in una radice e cadde. Si rialzò velocemente e continuò la sua fuga finché non precipitò in una buca profonda invisibile ai suoi occhi. «Aaaah!» atterrò in piedi sentendo un dolore improvviso alla gamba sinistra e cadde a terra immerso nell’oscurità di quel luogo oscuro e silenzioso. Spostò lo sguardo verso l’apertura da cui era precipitato, ma era troppo in alto. Proprio quando stava per gridare aiuto, sentì degli strani rumori provenire dalle tenebre. Erano simili al calpestio di tanti passi che si susseguivano velocemente l’uno dopo l’altro. Il ragazzo aveva paura e cercò di rimettersi in piedi. Poi, sentì un altro rumore simile a quello generato dal tocco di due lame. «Aiutooo!» iniziò finalmente a gridare spostando lo sguardo verso il buco sopra la sua testa, ma sembrava che nessuno passasse di lì in quel momento. Quando ritornò con gli occhi nel luogo in cui si trovava, un essere abominevole si fece avanti mostrandosi alla luce che passava dall’apertura in alto. Era di un colore nero come la pece ed aveva tre zampe acuminate per lato che poggiavano a terra. Il rumore delle lame era generato dalla chiusura di due enormi chele che aveva su altre due arti anteriori che teneva piegate in alto ed in avanti. Il ragazzo guardò inorridito e fisso in direzione della bocca di forma ellittica del mostro che presentava delle zampe più piccole all’esterno che, probabilmente, servivano per afferrare il cibo. Le sue fauci  erano terrificanti ed avevano un gran numero di denti acuminati. Improvvisamente, il mostro fece un balzo diretto al suo collo. Il ragazzo cercò di proteggersi ponendo entrambe le braccia davanti al suo volto. Passò qualche secondo, ma non successe niente. Sbirciò con l’occhio destro per vedere che fine avesse fatto il mostro. Non riuscendo più a vederlo, spostò entrambe le braccia e, con sua grande sorpresa, scoprì che la creatura si trovava inchiodata al terreno con una spada. «Tutto bene laggiù?» gli gridò un uomo dalla barba rossa e dalla capigliatura castana «Ti lancio una corda. Fai presto a salire che c’è ne dovrebbero essere altri di quei cosi.». La corda passò attraverso il buco ed il ragazzo l’afferrò salendo in modo impacciato a causa della gamba dolente, ma a gran velocità perché non voleva restare lì un minuto di più per incontrare un’altra di quelle feroci creature. Una volta che il giovane fu in salvo, il tizio gli disse «Attendi qui. Recupero la spada». Scese velocemente la corda e risalì in un lampo con la spada al suo fianco sinistro. Era un uomo giovane di alta statura che indossava  dei vestiti neri coperti da sottili placche metalliche sulle spalle e sul torace. Alle mani portava un paio di guanti neri e calzava degli stivali del medesimo colore. Ritirò la corda avvolgendola e prese, poi, una boccetta da cui risplendeva una luce rossastra da una borsetta di pelle marrone attaccata al suo fianco destro. La gettò nell’apertura. Il ragazzo sentì un rumore di rottura di vetri seguito dallo sfrigolio del fuoco che bruciava. Guardò giù e notò che, in poco tempo, il luogo in cui era caduto prima era ricoperto di fiamme e che tante di quelle creature mostruose bruciavano emettendo versi immondi. «Ragazzo sei stato fortunato che mi trovavo a passare di qui. Se tu non avessi gridato, ti avrei bruciato insieme a tutte quelle orribili creature» disse il tizio dalla barba rossa. Intanto, la nebbia nella zona si era diradata. «Mi presento. Mi chiamo Oderaf e sono un custode. Al tuo servizio, ragazzo.» gli disse chinando leggermente la testa. «La ringrazio Oderaf» gli rispose il ragazzo. Per un attimo, il custode lo guardò con sospetto come se avesse colto qualcosa di strano in quella semplice risposta. «C’era anche un’altra persona con me. Non ha visto nessun altro?» gli chiese l’incappucciato. «Io purtroppo no. C’è un altro custode insieme a me. Ci siamo divisi all’entrata della foresta. Forse, lei l’ha incontrato.» gli rispose.

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Storie da continuare

Stavo pensando di partire da una delle storie che ho scritto per il circolo per continuarle. Volevo avere l’opinione di qualcuno riguardo a quale potrebbe essere più interessante da continuare.

Le due storie sono: