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Fuga di pugni

Questa storia partecipa al XV challenge Raynor’s Hall

I pugni furono stretti dalla rabbia e precedettero un’inevitabile reazione. Il ragazzo biondo si lanciò con tutta la sua furia contro un energumeno grasso e pelato che, nella sua uniforme arancione, aveva il tipico aspetto di un’arancia enorme. Tentò di colpirlo con una testata allo stomaco, ma fu scaraventato all’indietro dal grasso che lo fece andare a sbattere sul tavolo alle sue spalle. Ebbe la sensazione di essersi scontrato con una palla di gomma. Cercò di rialzarsi nonostante avesse la schiena malandata a causa dell’urto e, con un piccolo sforzo, si rimise in piedi. ­«Maledetto! Che sei di gomma?»  gli chiese guardandolo con odio. «Come hai fatto ad indovinare?» gli rispose l’energumeno mentre si infilava il dito destro nel naso da cui si poteva intravedere una piccola caccola. Intanto, intorno a loro si era formata una folla di detenuti che faceva il tifo per il grassone provocando una gran confusione. Il pelato disse «Adesso, tocca a me.». Estrasse la caccola, la appoggiò sull’ultima falange del pollice e la colpì con il dito indice. Il biondo cercò di seguire il movimento di quell’oggetto, che aveva preso parecchia velocità, e riuscì a schivarlo per un soffio provocando soltanto un taglio di striscio all’altezza del deltoide sinistro della sua tuta arancione. Boom!!! Ci fu un gran botto che sollevò un bel polverone alle sue spalle. L’impatto con la caccola aveva distrutto le mattonelle sul muro rivelando del metallo ammaccato al di sotto di esse. «Sei proprio forte.» il ragazzo esclamò in modo irriverente. «Vai Cicciobomba!!! Fagliela vedere!!!» gridavano in coro gli spettatori. Il giovane non aspettò di essere attaccato nuovamente dall’avversario e gli si lanciò di nuovo contro balzando e ponendo la gamba destra in avanti nel tentativo di sferrare un calcio volante sulla testa del pelato. Riuscì a colpirlo e, mentre aveva ancora i piedi staccati da terra, sferrò un altro calcio con la gamba sinistra sulla guancia di Cicciobomba. Ebbe la sensazione di aver colpito un pezzo di legno. «Ahia!!!» imprecò toccandosi le gambe dolenti mentre atterrò a terra con la schiena, che già gli faceva male. Cicciobomba non si lasciò sfuggire l’occasione e fece un balzo in direzione del ragazzo. SBAM!!! Un silenzio tombale pervase la stanza improvvisamente. Il grassone si alzò anche se ci mise un po’ di fatica ed osservò lo spazio che aveva distrutto per godersi la sua opera d’arte, ma fu sorpreso dal fatto che, tra i pezzi di mattonelle fracassate, non c’era un corpo. Si grattò la testa pensieroso cercando di trovare una risposta a quel mistero. Spostò lo sguardo sui detenuti che non riuscirono a dargli nessuna indicazione. «Dove sei!!!» gridò. «Dove sei andato, ragazzo?»  continuarono le sue grida. «Chiediamo ai detenuti di ristabilire l’ordine o saremo costretti ad intervenire.» si sentì una voce provenire da uno dei quattro megafoni della sala mensa. Cicciobomba era tutto furioso perché non riusciva a trovare il ragazzo ed il megafono alimentò ancora di più la sua collera tanto da fargli estrarre un’altra caccola dal naso per colpire quello più vicino alla sua posizione in modo da mandarlo in frantumi. Dopo qualche secondo, iniziò a suonare un allarme e la luce rossa, posta al di sopra di una porta che si stava aprendo scorrendo verso destra, iniziò a suonare. Entrarono sei uomini di grossa stazza e con armature metalliche. Ognuno di loro impugnava uno scudo ed una grossa e strana pistola che emetteva scintille elettriche sui lati. Iniziarono a sparare all’impazzata atterrando chiunque con le scosse elettriche emesse dalle armi finché non gli si parò davanti il ragazzo biondo che, prima, si era nascosto al di sotto di uno dei tavoli della mensa. Le guardie rimasero esterrefatte e fermarono i loro colpi dinnanzi a lui poiché notarono che era riuscito a respingere le scariche sferrando dei semplici pugni. Uno dei sei, non contento, provò ancora a sparargli contro tre sfere elettriche che il ragazzo distrusse con lo spostamento dell’aria provocato da un suo pugno. Improvvisamente, avvertì qualcosa muoversi a gran velocità proprio vicino al suo orecchio sinistro. Sentì un forte dolore e vide una delle guardie essere colpita da qualcosa alla testa e cadere all’indietro. «Ahia!!!» gridò mentre si tastava l’orecchio sinistro per controllare cosa si era fatto. Si accorse che il lobo del suo orecchio presentava un piccolo buco. Intanto, le cinque guardie si erano serrate davanti al proprio compagno con gli scudi a loro protezione. «Ti ho mancato, ma questa volta non sbaglierò.» Cicciobomba si preparò a sferrare un altro attacco con una delle su caccole pronta ad essere lanciata. Il biondo iniziò la sua corsa verso il grassone esclamando «Non volevo usarli, ma mi hai costretto.». La caccola fu scagliata contro di lui che riuscì a pararla facilmente colpendola con un pugno. Non appena gli fu abbastanza vicino, incominciò a sferrare una raffica di pugni potentissimi che Cicciobomba non riuscì a respingere in nessuna maniera. Era completamente stordito e si reggeva a malapena all’impiedi quando ricevette un ultimo pugno, più concentrato degli altri, dritto nello stomaco. Fu scaraventato a tutta forza contro il muro alle sue spalle, che sfondò completamente, e continuò la sua traiettoria fino a fare un buco dalla forma rotonda nel muro di cinta del penitenziario. Quel giorno, la gran parte dei detenuti, compreso il nostro tirapugni, fuggì dalla prigione speciale.

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E’ finalmente uscito Mass Effect Andromeda

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E io non l’ho acquistato XD. Se, in questi giorni, avete letto le varie recensioni sul gioco in questione, saprete che ci sono pareri molto discordanti. Alcuni siti arrivano a dare votazioni che si aggirano intorno al 9 mentre altri si aggirano intorno al 5. Sinceramente, le recensioni mi influenzano molto nel direzionare su che giochi spendere i miei soldi e penso proprio che non comprerò il gioco fino a quando non calerà un po’ di prezzo o fino a quando non troverò un’offerta interessante.

Per me, dopo il gameplay, una delle caratteristiche fondamentali di un gioco del genere deve essere la caratterizzazione dei personaggi. Se questi non corrispondono ad una mia aspettativa sufficiente, mi scoccio e smetto di giocarci come feci con “L’ombra di Mordor”.
Inoltre, il gioco non deve risultare ripetitivo. Odio quando si fanno sempre le stesse cose in ogni missione.

Comunque, per ricordare i bei vecchi tempi, mi sono messo a rigiocare Mass Effect dal primo capitolo. Fantastico!

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A Gamer is back(maybe…)!!!

Sto cercando di tornare. Sono stato impegnato in varie faccende, ma spero di trovare il tempo di continuare a scrivere sul blog. Come avrete già notato, ho cambiato la veste grafica poiché quella di prima non mi piaceva più ed, inoltre, mi metteva i widget in basso a tutto(e chi li andava a leggere?).

Ho intenzione di tornare a scrivere per i “contest” del circolo Raynor’s Hall e di scrivere di altro come facevo prima.

Spero di iniziare il prossimo articolo al più presto e vi saluto per questa sera.

 

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Dopo vari giorni su Final Fantasy

Eccoci con il continuo del diario di viaggio dedicato a Final Fantasy. Non continuare a leggere se non vuoi incappare in SPOILER.

Nuovi sviluppi

Purtroppo, ci siamo svegliati una mattina leggendo sul giornale della conquista della capitale e della morte del sovrano, il padre di Noctis. Il ragazzo era distrutto, ma non si è arreso. Ci siamo messi presto in marcia per controllare la situazioni nei pressi della capitale e per verificare se le notizie fossero vere. La speranza era l’ultima a morire, ma lì abbiamo avuto la conferma che il sovrano era passato a miglior vita. 

Ci siamo rimessi in viaggio per Hammer Rock ed, una volta tornati all’officina di Cid, abbiamo approfittato di Cindy, la nostra meccanica di fiducia, per dare un nuovo stile alla Regalia.

 

Inoltre, abbiamo scoperto che Cid sintetizza degli aggiornamento per alcune armi e gli abbiamo fatto lavorare su alcune delle nostre che sono diventate più potenti adesso. Se le studiava per bene prima di metterci mano.

 

E, poi, siamo partiti e ci siamo messi a cercare le armi ancestrali per far ottenere a Noctis la gloria dei re passati, sarebbero quelle armi che gli girano attorno e lo fanno diventare più potente per intenderci.

 

Siamo riusciti, infine, a sbloccare uno dei portoni che non ci permetteva di esplorare ulteriormente la mappa e siamo finiti in un posto dal clima autunnale con piogge alterne a belle giornate di sole. Lì abbiamo speso un bel po’ di tempo con le cacce fino ad arrivare al rango 4. Il più impressionante, è stato lo scontro col “piccolo” Behemuth.

 

Infine, abbiamo visitato la città di Lestallum(Mi sembra si chiamasse così) e chi vi abbiamo incontrato?

 

Non vi sembra proprio Hugo di Lost?

Comunque, abbiamo saputo da un moccioso che c’è un’altra spada ancestrale dietro ad una cascata lì vicino e stiamo andando a controllare se è vero.

 

Spero vi sia piaciuto. Alla prossima!

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Continua l’avventura su Final Fantasy

Eccoci col secondo appuntamento.

 

Viaggio on the road

Finalmente abbiamo ritirato la macchina pronti per ricominciare il viaggio.

Ignis ha fatto guidare Noctis all’inizio, ma, poi, stanco dell’inesperienza del ragazzo, ha preso il suo posto e li ha condotti fino ad una zona balneare dove li aspettava un traghetto.

Lì, però, non c’era nessun imbarcazione ad aspettarli, ma soltanto l’incontro con un giornalista, che ha riconosciuto il principe e lo ha ricattato per farsi portare un minerale prezioso. I ragazzi hanno accettato di fare il lavoro perché in cambio il giornalista gli avrebbe offerto un modo per prendere il traghetto. Intanto, in questi giorni, si sono occupati anche di uccidere i mostri delle cacce e, dopo varie notti all’aperto, sono tornati dal giornalista.

 

Alla prossima, con nuovi aggiornamenti.

 

 

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Inizia l’avventura su Final Fantasy

Da ieri sera, ho iniziato a giocare a Final Fantasy XV. Perché l’ho acquistato subito a meno di una settimana dall’uscita? Perché mi sembrava uno dei pochi giochi belli di questa generazione e non vedevo l’ora di metterci su mano.

Ho deciso che scriverò una sorta di diario sulla mia avventura, e premetto che c’è la possibilità che vi siano degli SPOILER. Quindi, se avete intenzione di giocarlo e non rovinarvi la storia, vi consiglio di trattenervi dalla curiosità e di non leggere questa sorta di diario che aggiornerò di tanto in tanto.

I primi due giorni

Abbiamo iniziato il nostro viaggio da poco e la nostra macchina si è già rotta. Il principio sembra molto sfortunato. Forse non mi sarei mai dovuto allontanare dalla città per accompagnare Noctis e compagni nella sua avventura, ma l’aria di città mi annoiava.
Abbiamo trainato la macchina con la forza dei nostri muscoli fino ad arrivare all’officina di Cid della stazione di servizio di Hammerhead. La riparazione ci è costata tutti i nostri Guil e forse, per questo, Noctis era pensieroso.

Poiché la riparazione non sarebbe stata immediata, siamo andati a farci un giro nei dintorni esplorando quel luogo arido e roccioso, andando ad ammazzare mostri di qua e di là. Inoltre, Cindy, la figlia di Cid, ci ha dato dei compiti da svolgere nella zona per concederci un’agevolazione sui costi delle riparazioni. 
Purtroppo, ci siamo dovuti accampare per due notti e, questa mattina, abbiamo saputo che la macchina era pronta.

Spero che l’idea vi piaccia e cercherò di continuarla.

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Regali Ubisoft

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Salve a tutti!!! Volevo informarvi che, se andate a questa pagina, Ubisoft ha iniziato a fare dei regali da oggi dando gratuitamente dei contenuti. Ogni giorno, verrà permesso di scartare uno dei pacchi in pagina fino ad arrivare al 30esimo giorno. Inoltre, vi informo che, questo mese, è ancora disponibile Far Cry Blood Dragon gratuitamente a questa pagina per celebrare i 30 anni di Ubisoft.

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Spero che questi giochi vi piacciano e cercherò di pubblicare con più frequenza nei prossimi giorni.
A presto! 🙂

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Notte di caccia

Storia create per il contest non competitivo Raynor’s Hall [Speciale] (Halloween)

Tutto era immerso nel silenzio a quell’ora di notte. I bambini erano andati a dormire già da un pezzo, mentre, i genitori si erano coricati da poco. Le luci della strada facevano risaltare le ombre all’interno della casa. In particolare, ne era presente una che si muoveva e che si avvicinava alle scale che portavano alle stanze da letto. Ogni passo compiuto sugli scalini faceva scricchiolare il legno. Il silenzio tornò quando l’ombra in movimento raggiunse il piano. Nel corridoio di legno, vi erano solo due porte bianche disposte a sinistra ed una a destra. Boom! La prima delle porte a sinistra fu sfondata. Una volta all’interno della stanza buia, un forte odore di sangue penetrò nelle narici. Le deboli luci che passavano attraverso il vetro della finestra permettevano di vedere un’altra ombra muoversi in fondo, vicino alla parete. Da lì, proveniva uno strano rumore, simile a quello che viene emesso dalle bestie quando masticano e strappano la carne. Si sentì un rumore molto vicino a quello di un ringhio dal fondo della stanza. Poi, all’improvviso, venne accesa la luce che illuminò il luogo. La stanza era una camera da letto ben arredata con comodino in legno sulla parete a sinistra, armadio a destra ed un letto matrimoniale sul fondo. Al lato destro del letto, vi erano due abominevoli creature, dalla peluria grigiastra e dagli occhi iniettati di sangue, che erano posizionati a quattro zampe su un cumulo si carne. Vicino alla porta d’ingresso alla camera, vi era un uomo sulla quarantina con qualche ruga ed una barba castana dalla lunghezza media. Una cicatrice abbastanza profonda, che andava dal mento fino alla parte sinistra dell’attaccatura dei sui capelli marroncini percorrendo guancia e tempia dello stesso lato, gli segnava il viso rendendo il suo sguardo più minaccioso di quello che in realtà era. L’uomo era completamente immobile tranne che per la sua mano destra che si muoveva verso l’interno del suo lungo cappotto marrone. Afferrò il suo fucile a canne mozze e lo estrasse puntandolo contro quelle belve. Immediatamente, uno dei due carnivori, incominciò ad annusare qualcosa. Fu come se quell’odore lo avesse reso docile. Fatto sta che la bestia si accucciò e trasformò il suo sguardo minaccioso in quello di un animale indifeso. L’uomo non fece niente, ma continuò a tenere puntato il fucile. Intanto, l’animale accucciato iniziò a perdere il pelo e si alzò sulle due zampe posteriori. In pochi secondi, gli occhi dell’uomo poterono osservare la trasformazione di quell’essere in quella di un umano. <Sei proprio tu?> domandò la strana creatura che mostrava un sorriso adesso. L’uomo col fucile lo guardò sorpreso per quello strano atteggiamento. <Erick! Sono io! Mi salvasti da un branco di licantropi l’anno scorso.> continuò a dire la strana creatura che accentuò ancor di più il sorriso. Il fucile a canne mozze puntò sul soffitto. L’uomo si grattò la testa e disse <Mmm…Mi pare di ricordare qualcosa del genere. E perché ti avrei salvato?>. L’altro gli rispose <Perché pensavi che io fossi un umano.>. <Ah, adesso ricordo!> disse l’uomo che, subito dopo, si fece una sonora risata. <Stupido, ricordo tutto. Ti stavo prendendo in giro. Avevo scoperto che creatura eri e mi avevi promesso  che non avresti mangiato umani.> continuò a dire. Qualche secondo di silenzio pervase la stanza. <Quelle sono fette di carne comprate al supermercato, vero?> indicò la carne sul pavimento puntando il fucile nella loro direzione. <Si, si.> gli rispose velocemente la creatura <Vuoi favorire?>. <Non sono qui per questo. Sai, buoni o cattivi, i mostri rimarranno sempre mostri. Possono comportarsi bene per un certo periodo, ma, prima o poi, la loro vera natura verrà fuori in qualche modo. Ed ecco perché ci sono io a svolgere questo compito nel mondo. Diciamo che ho guadagnato del tempo con voi, con la promessa che vi sareste comportati bene.> l’uomo puntò il fucile in direzione della creatura. <Ti prego, ci sono dei bambini nella stanza affianco.> esclamò l’altro prostrandosi a terra. <Mmm…Vorrà dire che dovrò liberarmi anche di loro. > accennò un sorriso. L’altra creatura, che non si era tramutata in umano, ma che era stata tutto il tempo ad ascoltare, fece un balzo felino contro l’uomo che non riuscì a premere il grilletto in tempo. Lo fece cadere a terra trapassandogli i muscoli sul petto con i suoi artigli affilati. L’uomo non si arrese. Aveva ancora il fucile in mano e, velocemente, sparò un colpo nella pancia del mostro.  <Nooo! Maledettooo!> gridò l’altra creatura che, in men che non si dica, ritornò peloso e minaccioso per lanciarsi all’attacco anche lui. L’uomo non riuscì a spostarsi a causa del peso del corpo posato su di lui e si protesse, per istinto, con il braccio destro che fu morso con tale forza da fargli lasciar cadere il fucile. Bang! Uno sparo provenne dal corridoio. <Cosa succede qui?> chiese qualcuno nascosto nella penombra all’esterno della stanza. I due a terra fermarono il combattimento. <E tu saresti un cacciatore di mostri?> chiese quello appena arrivato all’uomo col braccio sanguinante. <Sto osservando questi tipi da una settimana e non hanno ucciso un umano. Perché stai facendo questo? Per alimentare l’odio dei mostri nei confronti della nostra razza?> disse l’uomo in piedi che entrò nella stanza. Gli sputò addosso <Mi fai ribrezzo.>. Si accovacciò sull’uomo e gli sussurrò all’orecchio <Domandati una cosa. Chi è il mostro tra te e loro?>. Poi, lo colpì con un calcio in volto e gli fece perdere conoscenza. <Tieni. E’ un rimedio contro l’argento delle pallottole. Tua moglie si rimetterà in una settimana.> lanciò una fiaschetta di colore verde alla bestia che la afferrò al volo con la bocca. <Questo tizio va riconvertito alla causa altrimenti bisogna eliminarlo.> disse mentre spostò il corpo della bestia femmina e si prese in spalla il cacciatore. <Scusate il disturbo e felice Halloween!> disse sparendo nell’ombra della casa.

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Il principe

Racconto creato per l’XI Contest non competitivo Raynor’s Hall.
Tema estratto: “Principe”.

«Tra un’ora! Principe Edoardo!» gli riferì il suo servitore che uscì chiudendo la porta. Il principe stava godendosi un bagno rilassante all’interno della sua stanza. Era immerso in una vasca dalle medie dimensioni fatta in argento che era posizionata sul lato sinistro della stanza. Da lì, riusciva a guardare al di fuori della finestra su cui picchiavano gocce d’acqua sul vetro oscurato dalla notte. Si alzò dalla vasca e prese un campanello su un tavolino in legno di fianco. Lo scosse facendolo suonare. In men che non si dica, entrarono tre uomini vestiti in abiti eleganti che portavano degli asciugamani bianchi sulle braccia. Lo asciugarono e gli misero un asciugamano più grande intorno alla vita in modo che coprisse tutta la parte inferiore del corpo arrivando fino alle caviglie. Uno di loro gli prese dei vestiti dall’armadio vicino al letto e disse«Principe, le consiglio di indossare questi oggi.». Gli mostrò un paio di pantaloni bianchi semplici, una giacca bianca dalle cuciture dorate ed una camicia dello stesso colore. «No, metterò il solito. Lasciami la camicia bianca.» gli rispose con sufficienza. L’uomo ripose i vestiti nell’armadio e ne prese un panciotto grigio scuro, un paio di pantaloni ed una giacca nera. «Vuole gli stivali signore?» disse un altro. Edoardo fece segno di si e l’uomo si precipito verso un baule da cui prese degli stivali di pelle nera. Il principe si fece vestire dai tre uomini che lo lasciarono subito dopo aver finito. «Odio quando si fanno queste cose di notte!» esclamò ad alta voce anche se era da solo nella stanza. Si sedette al suo scrittoio «Meglio aggiornare il mio diario.» continuò a dire mentre intingeva il calamaio nella boccettina d’inchiostro.

Giorno XIV del mese III
La bella giornata, che si mostrò , mi fece pensare che sarebbe finita nel migliore dei modi, ma non fu proprio così. Ho sempre odiato occuparmi delle faccende quando è tarda notte e questo giorno rappresenta una delle giornate che odio di più.  Non sapevo che ci avremmo messo così tanto, ma, visto che siamo arrivati a questo punto, non posso ordinare di ritirarci.  

Il principe fu interrotto improvvisamente. «Principe Edoardo! E’ vicina!» esclamò un uomo che entrò bruscamente ed uscì subito. «Arrivo.» gli rispose Edoardo con molta calma. Si alzò ed indossò un soprabito nero che gli arrivava all’altezza delle gambe. Aprì la porta in legno e percorse il breve corridoio di legno fino ad arrivare ad una scalinata. Una volta in cima, c’erano degli uomini che lo stavano aspettando in fila ai lati della scala in segno di saluto. Superati, ne comparve un altro che subito disse «Pronti ad assaltare la nave Principe!». Insieme superarono un’altra rampa di scale che li portò all’esterno, sul ponte. La pioggia cadeva copiosamente sugli uomini che svolgevano le loro mansioni. «Il cappello principe.» un cappello a tre punte nero gli venne portato da un altro uomo. Il principe salì la scalinata che portava al timone. «Timoniere!» gridò «Dov’è questa nave?». Gliela indicò con l’indice ed Edoardo scrutò attraverso l’oscurità e la pioggia del momento. Vide un ombra molto vicina e che aveva l’aspetto di una nave. Prese una spada col fodero lì in terra e la estrasse puntandola in alto. Gridò «Uomini! Prepararsi all’arrembaggio!». Tutti gridarono in coro «Agli ordini Principe!». Non passò molto tempo che il capocannoniere gli riferì «Siamo a portata di tiro, Principe.». La risposta gli arrivò subito «Fuoco alle polveri!». In men che non si dica, scoppiò una scarica di palle di cannone. Si sentì il rumore dell’impatto sul veliero e, subito dopo, l’aria intorno fu immersa in un silenzio profondo. Passò qualche secondo in cui nessuno proferì parola finché non si sentì un boato provenire da lontano. Il sibilo si fece sempre più forte man mano che passavano i secondi. La nave del Principe fu colpita dalle palle di cannone del nemico. I danni non furono gravi perché furono soltanto tranciati alcuni pezzi della nave. «Colpiamo più duro, uomini!» esclamò il Principe. Fu lanciata una scarica di palle contro la nave avversaria. «Veloci! Colpiamoli ancora!» ordinò Edoardo. Si sentì, di nuovo, il fragore degli spari dei cannoni. Nel frattempo, la nave del Principe si era avvicinata molto alla nave nemica. «Prepararsi all’arrembaggio della nave!» gridò. Alcuni uomini presero dei rampini che lanciarono in direzione dell’altra nave ed, una volta assicuratisi della stabilità delle corde, cominciarono a percorrerle. La battaglia iniziò presto. Gli uomini del principe erano numerosi ed iniziarono ad uccidere tutti coloro che li sfidavano con la spada. Presto, anche il Principe Edoardo salì sulla nave nemica e, quando lo videro, molti dei nemici esclamarono buttandosi a mare «E’ il Principe! E’ finita!». Edoardo scambiò alcuni colpi di spada con vari uomini che osarono sfidarlo e che perirono per averlo fatto. Aprì la porta che portava al piano inferiore sfondandola con un calcio. «Dov’è il capitano di questa nave?!» urlò. Degli uomini in fondo alle scale con armi in pugno gridarono in coro «E’ il principe!». Subito si dileguarono lasciando il percorso libero ad Edoardo. Non appena scese le scale, urlò di nuovo «Capitano?! Dove sei?». Avanzava a passo lento e non si scontrò con nessuno poiché gli uomini di quella nave, che erano rimasti sottocoperta, si erano nascosti in angoli bui della nave nella speranza di non essere trovati. Sbam! Il principe sfondò una porta, poi un’altra e un’altra ancora continuando a gridare «Capitano!!!». La stanza in cui si trovava non era molto illuminata poiché, alle pareti, vi erano appese soltanto delle lanterne che emanavano luci fioche. Annusò un barile e disse «Ah! E’ vino!». Poi, si avvicinò ad un baule chiuso da un lucchetto. Tentò di romperlo sbattendoci sopra il manico della spada, ma i suoi tentativi furono inutili. Un debole rumore di piedi lo fece voltare e scansare il colpo di spada. Il colpo andò a vuoto. «Brutto manigoldo! Dovrai uccidermi per rubare ciò che trasporta questa nave.» disse l’uomo che aveva cercato di colpirlo. «Finalmente il capitano si fa avanti!» gli urlò Edoardo. Entrambi iniziarono a scambiarsi dei fendenti violentemente. I due uomini sembravano lottare alla pari finché Edoardo riuscì a disarmare l’avversario con un movimento rapido della spada. «Vi prego, non uccidetemi!» disse il capitano disarmato mentre si inginocchiava. «Fuori di qui! Mi fai pena!» gli gridò. «Uomini! Venite! I tesori di questa nave sono qui!» urlò nuovamente ai suoi uomini che, intanto, si erano fatti largo anche sottocoperta. Dopo aver trafugato il bottino ed, aver affondato la nave nemica, il principe ripartì col suo veliero pirata verso nuove razzie.

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Ringraziamenti a Belial

Devo dedicare un articolo per il disegno fatto da Belial dedicato al racconto che ho scritto in merito alla partecipazione dello Speciale Contest Estivo. Il racconto di cui sto parlando è La spiaggia. Ti ringrazio per il bel disegno che è anche molto fedele al racconto!

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